L’allevamento intensivo: un pericolo per animali e uomini

L’allevamento intensivo è un sistema di produzione animale in cui gli animali vengono allevati in spazi ristretti senza possibilità di movimento naturale e con l’obiettivo di massimizzare la produzione. In questi allevamenti gli animali sono sottoposti a condizioni di vita innaturali, a una dieta artificiale e a pratiche che mirano a ottenere il massimo guadagno in tempi brevi, con il minimo costo.
L’Italia come molti altri Paesi europei, è uno dei luoghi dove l’allevamento intensivo è estremamente diffuso. Con l’aumento della domanda di carne e prodotti animali, sono nati sempre più allevamenti intensivi specialmente nelle regioni più industrializzate. Le aziende agricole si concentrano sul soddisfare una domanda che sembra non fermarsi, ma a quale costo? Gli animali che vivono negli allevamenti intensivi sono trattati come meri oggetti da sfruttare e il loro benessere è sacrificato in nome del profitto. Per esempio, le galline sono spesso tenute in gabbie così piccole che non possono nemmeno allungare le ali, i maiali vivono in spazi angusti e non hanno la possibilità di esplorare l’ambiente. La mancanza di stimoli e di spazio per muoversi porta gli animali a sviluppare comportamenti anomali e stressanti, come l’automutilazione manifesto di frustrazione. Inoltre, le malattie sono più difficili da gestire in ambienti sovraffollati aumentando il ricorso agli antibiotici, che hanno anche impatti negativi sulla salute umana. Ciò può favorire la nascita di superbatteri resistenti, che possono infettare anche l’uomo, creando gravi rischi per la salute pubblica. Inoltre, le condizioni di vita degli animali negli allevamenti intensivi, caratterizzate da scarso benessere, sono spesso associate a malformazioni fisiche e genetiche nei prodotti animali che possono avere impatti a lungo termine sulla nostra salute. Le emissioni di gas serra derivanti da questi allevamenti contribuiscono in maniera significativa pure al cambiamento climatico, e la gestione degli effluenti zootecnici può causare gravi danni ambientali come l’inquinamento delle acque e del suolo.
Alcuni dei Paesi europei con la più alta concentrazione di allevamenti intensivi sono la Spagna, la Germania e la Francia, che insieme all’Italia sono tra i maggiori produttori di carne in Europa. La Spagna è uno dei maggiori esportatori di carne di maiale, con una produzione che dipende fortemente da allevamenti intensivi, la Germania è il principale produttore di carne di pollo, la Francia ha una forte industria della carne bovina, mentre in Italia la situazione dell’allevamento intensivo è in continua espansione, soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro dove la domanda di carne è particolarmente alta. Le condizioni di vita degli animali negli allevamenti intensivi italiani non sono esenti da critiche e sebbene siano stati fatti alcuni passi verso la regolamentazione e il miglioramento delle condizioni degli animali, la realtà è che gli allevamenti intensivi continuano a essere una componente centrale della nostra industria alimentare. È ora che la società prenda coscienza di questi problemi e agisca di conseguenza, e per questo che occorre spingere verso un sistema di produzione alimentare più sostenibile, che rispetti il benessere degli animali e l’ambiente, e che garantisca prodotti sani per l’uomo. Iniziative come l’agricoltura biologica, l’allevamento estensivo e la crescente attenzione verso il benessere animale possono essere delle soluzioni. La crescente consapevolezza tra i consumatori e il boom delle alternative vegetali o delle carni prodotte in modo etico sono segnali positivi di un cambiamento possibile. L’adozione di politiche agricole più rispettose del benessere animale e dell’ambiente deve diventare una priorità con la lotta contro l’allevamento intensivo che non è solo una questione di etica, ma anche di salute e sostenibilità per il nostro futuro.
